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                     MACADAM           LATITUDINI INCROCIATE

 

Registrato da Ivano Grasselli presso il “Ruvidostudio”

e con il “Ruvidostudio mobile” a casa Sannella, alla saletta Belvedere e al Back Abbey Studio.

Missaggio Ivano Grasselli

Produzione artistica Macadam

Grafica  Edi Mout

Ringraziamo:  Paolo Malusardi, Giacomo De Barbieri, Furio Sollazzi e Maurizio Vitagliani per aver suonato con noi.

Stefano Cattaneo per gli amichevoli consigli al momento del mastering.

Gli amici passati nei Macadam: Nicola Cioce ( anche per il “tii-ee” ) e Stefano Gianini

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                            Parole e musica di IVANO GRASSELLI

                                                                               Arrangiamenti  MACADAM

 

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             “ Mare a vela”                    ( ispirato da "La rotta dei sogni" di vittorio Giardino)

 

Non sono mai stato ad oriente

o a conoscere i mari del sud

e non ho mai letto niente che

prima o poi dovesse finire

li,dove muoiono tutte le barche

di legno, di vela e di corda

 

non ho mai conosciuto marinai

che avessero visto i mari di Conrad

per spiegarmi come mai fossero

forse distratti dalla vita

forse attratti da venti più dolci

come il vino di Grecia o chissà

 

e ad un’ età

senza tempo di sogni

a quest’età

dove muoiono i sogni

ho detto solo

“non mi avranno mai.....vivo!”

 

non sono mai stato ad oriente

o a conoscere i mari del sud

ma ho visto un passaggio a occidente

che mi porterà fino a li

nei mari dal volto sudato

e dalle notti piene di draghi

 

con le sagome dei pirati

come ombre di spruzzi di sale

che una barca vera e di legno

si porta in eredità

seguiranno la scia di una vita

nell’ora di libertà

 

e ad un’ età

senza tempo di sogni

a quest’età

dove muoiono i sogni

ho detto solo

“non mi avranno mai.....vivo!”

 

Ivano - percussioni, chitarre acustiche, basso acustico, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce, armonizzazioni

Giacomo De Barbieri - percussioni

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      ” La bambina del mare”         

 

 La bambina del mare

 non ha occhi che per la spiaggia

 la bambina del mare

 sin da piccola si crede saggia

 passa le giornate a contare le nuvole

 che spariscono lontano oltre l’orizzonte

 su a nord

 molto più a nord

 

 la bambina del mare

 con le mani sporche di sabbia

 la bambina del mare

 guarda le barche con rabbia

 spera che non tornino più qui a riposare

 per lasciare questa riva vuota

 solo per il vento

 solo per il mare

 

 donne, donne lo sapete donne

 la bambina crescerà

 avrà occhi neri come sua madre

 avrà seni piccoli e fianchi larghi

 e avrà figli

 che come corne strappata via

 dovrà veder partire

 senza vederli ritornare

 

 la bambina del mare

 è stanca di giocare

 la bambina del mare

 lascia strisce sulla sabbia nel ritornare

 la luce, una porta, odore di casa

 c’è pronto da mangiare

 e non c’è più vento

 dove non c’è più vento

 e non c’è più vento

 dove non c’è più vento

 

Ivano - percussioni, chitarre acustiche, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce, armonizzazioni

Paolo Malusardi - fisarmonica

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            “ Lisbona “                                                      

 

C’è una piccola donna a Lisbona

Sulla terrazza che  guarda giù

C’è una piccola strada a Lisbona

Che  scende giù verso l’acqua

Douce Teju, douce Teju, douce Teju, uooh!

 

C’è un piccolo uomo a Lisbona

Non ha fiori nelle mani

Ma ha un sorriso sulle spalle

Se lo porta dal mare blu

Sembra dolce, sembra dolce, dolce, dolce, uooh!

 

Lisbona, Lisbona

La mia pianta del pepe che viene da lontano

Lisbona, domani

Che il ritorno è sempre più lungo e mi toglie il respiro

Lisbona, un mondo

Il mio giardino di verde e di oro ,di spezie e tabacco

Lisbona , non partire

Che la terra  finisce ed il mare ti tira giù

Ti tira giù

 

E l’America che si  conosce

è solo quella di chi vira a sud

Una pancia dentro all’oceano

Una pronuncia che un po’ si confonde

Lingua dolce, dolce fiato, nuovo figlio,  uooh!

 

E le strade,la casa e la vita

Sembran più piccole dopo il ritorno

Ma una piccola donna a Lisbona

Distingue il fiume dal grande mare

Douce Teju, grande Teju, velho Teju, uooh!

 

Lisbona, Lisbona

La mia pianta del pepe che viene da lontano 

Lisbona, domani

Che il ritorno è sempre più lungo e mi toglie il respiro

Lisbona, un mondo

Il mio giardino di verde e di oro,di spezie e tabacco

Lisbona, non partire   

Che la terra finisce ed il mare ti tira giù

Sempre più giù

 

C’è una piccola donna  a Lisbona

Sulla terrazza che guarda giù

E c’è un piccolo uomo a Lisbona

Che ha un sorriso sulle spalle

C’è una piccola donna a Lisbona

Sulla terrazza che guarda giù

E c’è un piccolo  uomo a Lisbona

Che ha un sorriso sulle spalle

Sono tante le stelle nel cielo

Quelle che il vento non spazza via

 

Ivano - percussioni, chitarre acustiche, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce

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      “ Prima di salpare”    

     

Scendendo per strade vuote

giù verso il porto

che di notte è più vero

più vero del sogno

aspettano un giorno  

che sarà forse l’ultimo

così pieno di noia

prima di salpare

domani sul mare

 

Cercando una pioggia immensa

che si rovesci dentro di noi

aspettando un segno

che deve arrivare

dalle braccia di una grande madre

di una grande madre

 

è quasi l’alba ed il sole che arriva

dipinge i volti

dipinge le anime

una luce che solca le rughe

di chi aspetta

aspetta un futuro

con lampi di gioia

e tuoni di dolore

nei temporali

che arriveranno

 

Cercando una pioggia immensa

che si rovesci dentro di noi

aspettando un segno

che deve arrivare

dalle braccia di una grande madre

di una grande madre

 

Cercando questa pioggia immensa

anch’io come te

avrei voluto avere

un padre a bordo del “Grandma”

 

Ivano - bodhran, chitarre acustiche, melodica, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce, armonizzazioni

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           “Mediterraneo”                                      

 

Una miscela di porti e gente

che sa tutto e mente

su chi oggi c’è e domani no

e rinascerà un po’ più in là

da una barca in secco

da un chiamare bruno, acido di schiuma

sempre tronco su di una sillaba appena

nata

 

Una miscela di baie e profumi

sotto il sole che sale e scende

e giornate di storia lasciate andare, sul mare salato

con un carico di armi arrugginite

che feriscono più il cuore che la pelle

che è dura e bruna, e non ci protegge

 

dal nostro essere e non essere qui

un po’ alla riva, un po’ ai monti

a fianco d’una chiesa, bianca nel sole

e buia la notte, che ci fa paura


Meglio passare le giornate

seduti all’ombra

a raccontare le storie degli altri

che diventano le tue

 

con la gola secca di vino chiaro e forte

portato al giorno come la morte

prestata sempre al becco di un altro

con un amo nella pelle per ricordare

 

Ivano - percussioni, chitarre acustiche, voce

Marco - contrabbasso, sezione contrabbassi

Betti - voce

Maurizio Vitaliani - mandolino

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         “Ça me dit”          ( 2001, un sabato di luglio a Genova)                                                                          

 

Samedi! Tout est fou

Per la strada

Per le piazze

Sembra tempo di raccolta

E non si può più riposare

Sopra il seno di una madre

Come bambini distratti

Dalla luce e dai colori

Di una danza

Finita da tempo

 

Samedi! Tout est fou

Una bottiglia vuota

Un’ ombra sulla strada

è  tempo di raccolta

E c’è bisogno di raccontare

I castelli e le corazze

Dei bambini distratti

Con la luce ed i colori

Di una nuova

danza

 

Ivano - percussioni, chitarre acustiche, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce, armonizzazioni

Maurizio Vitaliani - chitarra elettrica

Paolo Malusardi - fisarmonica

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                Il cuore di chi balla “                 

 

La corriera avanza  a velocità africana

di villaggio in villaggio

senza dimenticare nessuno

che si possa coprire di polvere

 

e polvere, polvere sulle sue scarpe

e sul suo vestito nuovo

e polvere, polvere sulle sue scarpe

e sul suo vestito nuovo

 

lontano dalla  mia anima

ora che sono fermo  ad aspettare

un nuovo giorno

un nuovo amore

 

che arriva e dà , dà, dà,

come il cuore di chi balla, balla per se, per te e per me

e soffre e ride col suo nuovo amore

come il cuore di chi balla, balla per se, per te e per me

 

come il cuore di chi balla a piedi nudi

che la terra ha un calore e ti scalda

che la terra ha un desiderio e ti parla

come il cuore di chi balla a piedi nudi

che la terra ha un calore e ti scalda

che la terra ha un desiderio e ti parla

 

la corriera è arrivata

ma è sempre li in Africa, a casa

carica di ogni villaggio

senza dimenticarne nessuno

 

coperto di polvere senza colori

ma blu di cielo sopra

coperto di polvere senza colori

ma blu di cielo sopra

 

e ancora, ancora lontano  oltre la nebbia

che appanna gli occhi

di chi è arrivato

al suo nuovo amore

 

che arriva e va lontano

come il cuore di chi balla, balla per se, per te e per me

e soffre e ride col suo nuovo amore

come il cuore di chi balla, balla per se, per te e per me

 

come il cuore di chi balla a piedi nudi

che la terra ha un calore e ti scalda

che la terra ha un desiderio e ti parla

come il cuore di chi balla a piedi nudi

che la terra ha un calore e ti scalda

che la terra ha un desiderio e ti parla

 

Ivano - percussioni, chitarre acustiche e semiacustiche, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce, armonizzazioni

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              “Neve“                                 

 

Al mattino

ti alzi

e apri la finestra e c’è la neve

e poi ritorni

e spolveri il cuscino

 

manca l’aria

questa stanza è troppo buia

per leggere

il libro aperto lì a metà

 

c’è scritta una storia

sembra la tua

non è quello che cerchi ma oggi

è quello che hai

 

la tazza

sul tavolo

il caffè ha un profumo che ti scalda

il cuore, che batte

le mani che tremano di nuovo

 

fuori nella neve

nessuna impronta

puoi uscire

ed essere il primo a cominciare

 

scrivi una storia

può esser la tua

può fare paura

ma oggi lo fai

 

Ivano - chitarre acustiche

Marco - contrabbasso

Betti: voce, armonizzazioni

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                    Senza te”        

 

Cos’è sta situazione

mi sento asciutto come un limone

lasciato sull’ albero per troppo tempo

 

dipenderà dalla meteorologia

troppa fretta troppa nostalgia

emozioni andate fuori tempo

 

talvolta sono solo

per più di un momento

non ho poi tanti anni

ma me ne sento cento

senza te, senza te, senza te, senza te

 

così voglio scrivere canzoni d’amore

ma non trovo mai il giusto umore

e della tua pelle sento sempre il sapore

ma le parole, le parole non girano

e le orecchie non sentono il tempo

ah! potrei fermarmi almeno un momento

da te, da te, da te, da te

 

scivolo sulla mitica autostrada

a bordo di una barca nella rada

immagini andate fuori tempo

 

cos’è sta’ situazione

non è che mi senta proprio un leone

ho la pelliccia spelacchiata da troppo tempo

 

e mi sento stupido

per più di un momento

pensando ai miei tic

oggi ne ho più di cento

senza te, senza te, senza te, senza te

 

così voglio scrivere canzoni d’amore

ma non trovo mai il giusto umore

e della tua pelle sento sempre il sapore

ma le parole, le parole non girano

e le orecchie non sentono il tempo

ah! potrei fermarmi almeno un momento

da te, da te, da te, da te

 

Ivano - chitarre acustiche, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce, vocal solo

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            Topo Mario”               

 

Pe-pe-pe-pe.......

 

Topo Mario rosicchia la vita

come se non avesse che denti

denti, da consumare

 

e la notte, 

la notte che brucia

sembra un’anima da consumare

un pesce che non sa più nuotare

per troppa aria da respirare

e i rottami sparsi per strada

hanno un alito da fogna

sono gli scarichi di tutta la gente

che passa di qui

quando il giorno è ancora vivo,

ancora vivo

topo Mario rosicchia la vita

come se non avesse che denti

denti, da consumare

 

Pe-pe-pe-pe.......

 

perchè il mondo è qui, perchè lei è qui

rotola giù dalla luce dei viali

che circondano la nostra vita

e topo Mario ne annusa l’aria

e topo Mario ne assaggia il sapore

senza mai cercare di morderla

perchè sa che ne morirebbe

perchè sa che ne avrebbe vergogna

anche se i sui denti crescono, crescono

e non si possono più nascondere,

nascondere

 

topo Mario rosicchia la vita

come se non avesse che denti

denti, da consumare

 

Pe-pe-pe-pe.......

 

topo Mario rosicchia la vita

come se non avesse che denti

denti, da consumare

 

topo Mario se n’è andato al mare

 

Ivano - chitarre acustiche, melodica.  voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce

Furio Sollazzi - batteria

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                “L’acqua”

 

L’acqua nel mondo e nel mio corpo

all’incirca la stessa proporzione

è il resto che fa la differenza

 

ma la mia confidenza con l’acqua

si ferma alla vasca da bagno

che mi stufa subito e mi rigetta fuori

 

mentre una doccia, una doccia

lava via

senza fermarsi su di te

 

mente erratica fuori dal finestrino

gocce pesanti sui capelli fradici

acqua che scivola lungo il collo, scende dalla solita via

 

è il resto che

fa la differenza

senso comune di durezza e mollezza

 

che neanche gli dei ci hanno mai capito niente

sono una proiezione di difetti

e poco altro


evapora l’acqua ed è solo sale o poco più

sarà questo il sale dei nostri vecchi

condimento di vita, sapore del mondo

 

l’acqua è salata e la sputi dal naso, non ce n’è di dolce da mandare giù

io sono qui che aspetto che piova ancora...ma non piove più

 

l’acqua è salata e la sputi dal naso, non ce n’è di dolce da mandare giù

io sono qui che aspetto che piova ancora...ma non piove più

 

Ivano - chitarre acustiche, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce

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                Musica ruvida”

   

Musica ruvida per le strade

che rimbalza giù di qua e di là

musica ruvida per grattare via la polvere

di questa città

 

ti viene

il demone della creazione

il demone dell’ immensità

il demone della vita

che se ne resta qua

 

ha la faccia del dio Pan

flauto in mano

e puzza di caprone

e ti prende sotto braccio

e ti porta via lontano

 

musica ruvida per le strade

che rimbalza giù di qua e di là

musica ruvida per grattare via la polvere

di questa città

 

viene la sera sotto il lampione

lancia sassi alla finestra e ti chiama

voce potente

alito di vino

senza tema di vergogna

 

ed io esco

e mi lascio portare

col bastone e la carota

con la vita rovinata

lontano giù alla piazza

 

musica ruvida per le strade

che rimbalza giù di quà e di là

musica ruvida per grattare via la polvere

di questa città

 

Ivano - percussioni, chitarre acustiche, voce

Marco - contrabbasso

Betti - voce

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